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La Sardegna nei dati della Banca d’Italia
  8/10/2012
 

 

Nella serie Economie regionali la Banca d’Italia presenta studi e documentazione sugli aspetti territoriali dell’economia italiana. La serie comprende i rapporti annuali e gli aggiornamenti congiunturali sull’andamento dell’economia nelle regioni italiane.
Il Rapporto diffuso nei mesi scorsi è di particolare rilevanza per avere un quadro generale delle condizioni economiche e sociali delle famiglie sarde.
Nel 2011 l’economia regionale ha incontrato crescenti difficoltà nel superare il prolungato periodo di crisi che ha segnato oltre un triennio. Le difficoltà congiunturali si sono riflesse solo in parte sul mercato del lavoro, l’occupazione è tornata a crescere principalmente nei servizi, mentre negli altri settori la Cassa integrazione guadagni ha parzialmente attenuato gli effetti negativi del ciclo.
La crisi economica ha peggiorato la situazione occupazionale dei giovani. Nel raffronto tra l’ultimo triennio e quello precedente (compreso tra la metà del 2005 e la metà del 2008), il tasso di occupazione si è ridotto di circa 4 punti percentuali nella fascia di età tra 19 e 24 anni; la flessione è stata ancora più intensa tra i 25 e i 29 anni (-5,5 punti percentuali), mentre è risultata meno marcata tra i giovani con almeno trent’ anni (-1,2 punti percentuali).
Tra i giovani con età compresa tra i 25 e i 29 anni, la riduzione del tasso di occupazione è riconducibile sia al peggioramento delle condizioni occupazionali di coloro che già erano nel mercato del lavoro (-4,7 punti percentuali), sia alla crescita della quota di chi continuava gli studi.

Tra i giovani appartenenti alla fascia di età tra 19 e 24 anni in possesso di un diploma di scuola secondaria, la quota di Neet (Not in education, employment or training) è stata pari al 28,7 per cento, superiore al dato italiano. L’incidenza più elevata è stata riscontrata tra i diplomati negli istituti professionali (51,0 per cento) e in quelli tecnici (32,1 per cento). Sulla base dei dati dell’indagine ISTAT sui consumi delle famiglie, la spesa media mensile in Sardegna nel 2010, calcolata in modo da tenere conto della composizione dei nuclei familiari (utilizzando la scale di equivalenza Carbonaro), era pari a 1381 euro, un valore lievemente superiore al dato del Mezzogiorno e inferiore a quello medio nazionale. Gli effetti della crisi si sono riflessi in misura marcata sui consumi: dal 2007 al 2010 la spesa si è ridotta di oltre il 10 per cento, attestandosi su livelli inferiori a quelli registrati nel 2002. La contrazione, superiore a quella registrata nella media italiana (-4,0 per cento), ha contribuito ad ampliare il divario tra la Sardegna e il resto del Paese.