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Una Nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla spesa
  17/01/2011
 
La Nota sull’analisi della spesa sociale in Italia recentemente pubblicata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali rileva con chiarezza le incongruenze presenti nel welfare, “le sovrapposizioni fra misure di spesa tali da ingenerare forme inique di vantaggio per alcuni, gli anacronismi che sono connaturati ad un assetto fiscale vecchio di quasi quarant’anni, lungo i quali le forme di esenzione, deduzione, detrazione, si sono succedute, sovrapponendosi e stratificandosi, e perdendo spesso il legame con la circostanza che le aveva determinate inizialmente. È anche questa insufficiente consapevolezza che ha spesso indotto il decisore a concepire i propri interventi sul welfare in maniera accrescitiva, aggiungendo al margine, cioè, una prestazione nuova o incrementando l’ammontare di una già in essere”.
Quello della tutela delle persone con invalidità o in condizione di non autosufficienza, è il campo nel quale la Nota rileva le maggiori disomogeneità degli strumenti pubblici di sostegno. Lo sforzo complessivo per la tutela delle persone con invalidità e dei non autosufficienti supera i 45 miliardi di euro, cui si aggiungono le prestazioni locali. Un primo nucleo di misure riguarda le pensioni assistenziali di invalidità e gli assegni di accompagnamento. Si tratta di una voce che sta conoscendo da quasi un decennio una crescita molto sostenuta, in virtù dell’esplosione del numero dei destinatari che ricevono circa 2,6 milioni di prestazioni complessive, in parte cumulandole da parte degli stessi soggetti. La spesa diretta è superiore ai 16 miliardi di euro nel 2009.
In relazione al sostegno della famiglia gli strumenti tradizionali sono di natura previdenziale e si incentrano sui due fulcri degli assegni familiari e della indennità di maternità, rispettivamente per 6,5 miliardi e per 3 miliardi di euro nel 2009. Accanto a tali strumenti, tuttavia, occorre considerare altri due cardini: le prestazioni pensionistiche ai superstiti, che rappresentano un canale di spesa piuttosto consistente ed ammontano nel 2009 ad oltre 35 miliardi di euro, pari a circa il 2,3% del PIL.
Il secondo cardine ulteriore da considerare è lo strumento fiscale che, nel caso della famiglia, riveste dimensioni molto più consistenti che nel caso dell’invalidità. Ovviamente la componente principale è rappresentata dalle detrazioni per i familiari a carico che nel 2009 hanno determinato un minor gettito di oltre 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,8% del PIL.
La tutela del lavoro è affidata in gran parte al canale previdenziale. In questo ambito vi è stata una crescita delle prestazioni erogate dalle 490.000 del 2007 a circa 2.200.000 dello scorso anno. La spesa complessiva per il sostegno al reddito in questo ambito è stata perciò di 18,2 miliardi di euro nel 2009, rispetto ai 10,7 del 2008 ed ai 9,1 del 2007.

La Nota rileva, infine, la debolezza delle misure rivolte al contrasto della povertà e dell’esclusione. In questo caso il sistema italiano privilegia nella distribuzione delle risorse la compresenza della condizione di povertà e di anzianità anagrafica, attraverso il canale assistenziale delle pensioni e assegni sociali, con valori prossimi ai 4 miliardi di euro nel 2009.