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Manifesto per un welfare del XXI secolo
  15/12/2010
 

Pubblichiamo un documento della “Rivista delle Politiche Sociali” e della rete di studiosi di politiche sociali ESPAnet Italia.

La libertà negativa della stampa e dei partiti di opposizione di criticare e di organizzare la protesta può risultare assai efficace nella salvaguardia delle libertà positive elementari della popolazione più vulnerabile.

(A.K. Sen, La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Bari, 2007; p. 18)

I grandi progressi civili e sociali degli ultimi due secoli sono stati contraddistinti dalla crescita economica e del welfare pubblico, non solo a tutela dei più deboli, ma per consentire alle persone di affrontare con relativa serenità nel corso della vita eventi o scelte altrimenti troppo rischiose e alla collettività di misurarsi efficacemente con le sfide economiche, sociali, demografiche e culturali proprie di ogni percorso di cambiamento e crescita. E non v’è dubbio che le Costituzioni democratiche della seconda metà del Novecento abbiano costituito un primo ancoraggio forte per i diritti sociali, il cui sviluppo ha poi contrassegnato l’espansione del welfare.
Viviamo oggi una transizione difficile, in cui si affacciano nuove sfide e problemi che parevano da tempo superati; venuta meno l’incondizionata fiducia riposta nelle capacità autoregolative del mercato, la crisi economica e finanziaria in corso ha indotto molti paesi, anche dotati di tradizioni e capacità nell’offerta di servizi alla cittadinanza, a compiere importanti scelte di riduzione della spesa pubblica e, in essa, di quella destinata al welfare.
 
È anche perciò nostro convincimento che, ad evitare che la pluralizzazione delle condizioni lavorative e di protezione sociale accrescano le disuguaglianze, occorra porre al centro delle scelte pubbliche la salvaguardia e la promozione dei «beni comuni»; essi sono essenziali alla conduzione di una vita dignitosa e alla realizzazione di pari opportunità – a prescindere da sesso, origine sociale, appartenenza etnica o religiosa, orientamento sessuale, stato civile, disabilità, età, statuto di cittadinanza politica – nell’accesso alla formazione, al lavoro, alla soddisfazione dei bisogni di cura, alla sicurezza.
 
A fronte di queste esigenze fondamentali, l’attuale disegno governativo inteso a ridimensionare il suo investimento in politiche sociali per la cittadinanza, rischia di produrre effetti molto dannosi sul nostro già debole e contraddittorio sistema nazionale di welfare con ormai evidenti, gravi conseguenze sul tenore di vita della popolazione e sulla tenuta della coesione sociale dei singoli territori e del paese nel suo insieme.
 
Al contrario, riteniamo sempre più irrinunciabile e strategico un forte impegno pubblico che sia capace di attivare attori e risorse diversi e che, evitando l’impoverimento sostanziale dei diritti sociali in essere, proceda ad una necessaria revisione dell’esistente al fine di ridurne la frammentazione, limitando al massimo le disuguaglianze tra categorie di persone – lavoratori «centrali» e «periferici», uomini e donne, cittadini e immigrati (questi ultimi a loro volta distinti a seconda dello statuto giuridico) – e tra generazioni.
 
Ancora, pur nella loro centralità, le scelte pubbliche dovranno altresì promuovere e sostenere l’azione sociale volontaria e autonoma di cui persone, famiglie e associazioni possono rendersi protagoniste, in un quadro di sussidiarietà tra cittadini e istituzioni volto al perseguimento di finalità di interesse generale secondo criteri e modalità non alternativi né sostitutivi di funzioni proprie dell’intervento pubblico.
 
Siamo consapevoli che il rilancio del welfare dovrà misurarsi con importanti difficoltà. Forse ancor più dei limiti e delle problematiche della finanza pubblica, che imporranno un’inevitabile gradualità delle priorità e degli obiettivi, e della necessità di una profonda revisione del finanziamento su base fiscale (più efficace anche nel contrasto dell’evasione, equilibrato ed equo soprattutto nei confronti del lavoro), grava oggi sul welfare il peso di una cultura che tende a considerarlo come retaggio del passato, costo sociale improduttivo, cultura degli sconfitti.
 
Contrariamente a queste visioni riduttive, sosteniamo la necessità di rinnovare la cultura del welfare come strumento indispensabile a garantire la coesione sociale, come fattore di investimento, moltiplicatore di risorse e attivatore di capacità.
 
Per questo riteniamo indispensabile che il nostro sistema di welfare mantenga ed accresca le sue capacità di:
 
- attuare pienamente i valori alla base dell’azione sociale europea in quanto promotrice di diritti fondamentali, standard sociali inderogabili e nuovi e progressivi diritti di cittadinanza. Per questo si richiede una partecipazione compiuta delle nostre istituzioni ai processi comunitari in corso, volti allo sviluppo delle politiche di inclusione sociale e di promozione delle capacità;
 
- contrastare la crescente vulnerabilità sociale di persone, nuclei famigliari e territori di fronte ai processi finanziari, economici, sociali e culturali innescati dalla globalizzazioni, sostenendone il reddito e le condizioni di vita;
 
- contrastare le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali con opportune misure perequative volte a superarne gli effetti sociali negativi;
 
- contrastare l’esclusione di quote significative di donne e di giovani dall’accesso al mercato regolare del lavoro e valorizzarne il ruolo cruciale ai fini della crescita e dello sviluppo economico;
 
- contrastare il sovraccarico delle reti famigliari, anche promuovendo un forte investimento sui servizi all’infanzia, per le persone non autosufficienti e sulle politiche di conciliazione;
 
- investire sulle nuove generazioni, fin dalla più tenera età, come soggetti a pieno titolo di diritti sociali e come risorsa per il futuro, anche per evitare i meccanismi di riproduzione intergenerazionale della disuguaglianza che sono particolarmente forti in Italia;
 
- contrastare la dequalificazione in corso dei sistemi pubblici di istruzione promuovendone la funzione di pubblico servizio («società della conoscenza») e favorendo l’equa promozione dei talenti individuali;
 
- contrastare la mortificazione dei meriti e promuovere i canali della mobilità sociale;
 
- contrastare l’ulteriore indebolimento organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale e le disuguaglianze di salute che ne scaturiscono;
- contrastare i processi di crescente fragilità e di isolamento della popolazione anziana, promuovendone l’integrazione sociale, assicurando loro pensioni e abitazioni dignitose e condizioni di cura adeguate;
 
- correggere la frammentazione del nostro sistema territoriale di welfare e la geografia differenziata della cittadinanza a seconda del luogo di residenza;
 
- promuovere una politica complessiva e lungimirante dell’immigrazione, a partire dalla progressiva inclusione, in un quadro certo di diritti e doveri, degli stranieri residenti regolarmente nel territorio nazionale come cittadini a pieno titolo se lo desiderano, e comunque almeno dal punto di vista dei diritti sociali.
 
Tutto ciò considerato, ed a partire da una prima rosa di adesioni inizialmente raccolte solo fra i membri del Comitato scientifico e del Comitato di redazione de «la Rivista delle Politiche Sociali» e del board di ESPAnet Italia (la rete di studiosi di politiche sociali), così ristretta al solo fine del suo primo lancio pubblico, viene chiesto al più ampio numero possibile di studiosi, rappresentanti di associazioni e di strutture impegnate nel sociale, operatori dei servizi e singoli cittadini di condividere questa visione positiva e strategica del welfare sottoscrivendo questo Manifesto.
 
Prima finalità della raccolta di firme è la promozione tra l’opinione pubblica e i decisori politici di una visione del welfare come sistema in evoluzione e tuttora indispensabile tanto per la protezione dai rischi sociali, quanto – e sempre più – per la promozione dello sviluppo sociale ed economico.
 
Il Manifesto, ampiamente sottoscritto, potrà in una fase successiva essere valorizzato come strumento di sollecitazione per lo sviluppo di una maggiore consapevolezza sociale delle autorità preposte alle decisioni di policy.

Roma, 15 e 16 novembre 2010