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La ricchezza degli italiani
  3/04/2012
 

La ricchezza delle famiglie italiane – costituita dalle attività reali (abitazioni, terreni, ecc.), dalle attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.) e, con il segno negativo, dai debiti (mutui, prestiti personali, ecc.) – ha registrato una crescita considerevole negli ultimi decenni. Nel 2009 la ricchezza complessiva delle famiglie era pari a circa 8588 miliardi di euro, più di 7,5 volte il corrispondente valore del 1965 misurato sempre a prezzi 2009, con una crescita media annua del 4,7 per cento.
In Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella dei 3 milioni di italiani più poveri; ciò esemplifica il divario che anche in un paese sviluppato come il nostro separa i ricchi dai poveri. La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è assai più pronunciata di quella sul reddito. Considerando l’ultimo anno disponibile, il 2008, si verifica che l’indice di Gini della ricchezza netta è pari a circa 0,63 contro lo 0,29 che si osserva per il reddito equivalente; il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede oltre il 40 per cento dell'intero ammontare di ricchezza netta mentre il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito riceve il 27 per cento del reddito complessivo.
Questi, in sintesi, sono i principali risultati dello studio Ricchezza e disuguaglianza in Italia pubblicato dalla Banca d'Italia nella serie Questioni di economia e finanza.
La ricchezza netta familiare presenta livelli e andamenti notevolmente differenziati sulla base delle caratteristiche sociodemografiche dei suoi componenti.
Nel 1987 le famiglie con persone di riferimento costituite da operai e pensionati presentavano i livelli più bassi di ricchezza netta familiari, pari a circa il 60 per cento dell’ammontare medio; a livello territoriale, le famiglie più svantaggiate risultavano quelle meridionali, con valori medi di circa il 30 per cento inferiori a quelli delle famiglie residenti nel Centro e nel Nord. Le famiglie più ricche erano invece quelle dei liberi professionisti, imprenditori e lavoratori autonomi e quelle dei dirigenti, con valori medi pari a circa il doppio della media generale.
Tra il 1987 e il 2008 le famiglie di operai registrano una caduta nei loro livelli di ricchezza media, che passa dal 60 al 45 per cento del livello medio generale. Un calo caratterizza anche l’andamento della ricchezza delle famiglie di liberi professionisti, che tuttavia rimangono su livelli medi molto elevati (l’indice passa circa da 250 a 200); analogamente le famiglie di imprenditori e di altri lavoratori autonomi perdono qualcosa in termini relativi, ma rimangono sempre su livelli elevati (indice da 183 a 153).
La categoria che, per contro, registra un notevole miglioramento nei livelli medi di ricchezza è quella dei pensionati, che passa da un indice di 61,6 a 97,8, raggiungendo quasi la media dell’intera popolazione.
La distribuzione della ricchezza tra le classi di età ha subito una profonda trasformazione: mentre nel 1987 le famiglie di giovani erano su livelli medi non lontani dal totale della popolazione, a partire dal 2000 queste famiglie vedono peggiorare decisamente la loro condizione; il contrario accade per gli anziani, che nel periodo considerato vedono migliorare nettamente la loro posizione relativa.