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Un patto delle regioni a difesa del welfare
  15/12/2010
 

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (nella riunione del 25 novembre 2010) ha licenziato un documento che dovrebbe rappresentare una base comune Regioni-Anci (una volta che sarà valutato anche dall’Associazione dei Comuni) per proporre al Governo un patto per le politiche sociali a difesa del welfare.
 
Il documento:
 
Premessa
L’attuale situazione di fluidità sociale a cui non sono estranee la crisi economica e le difficoltà istituzionali che si stanno affrontando in questo momento, richiedono un forte impegno istituzionale per difendere i diritti dei più deboli e fare in modo che i principi generali di un welfare solidale e rispettoso dei diritti di cittadinanza, possa consolidarsi e proseguire la strada intrapresa dopo la legge 328/2000.
Proprio le grosse difficoltà economiche, i tagli subiti dalle Regioni e dalle Autonomie Locali dopo il decreto legge 78/2010, convertito in legge 122/2010, impegnano le Istituzioni pubbliche, a partire dal Governo nazionale, a stabilire un Patto, in analogia a quanto avvenuto anche per la salute, che faccia convergere risorse nazionali, regionali e locali, per una programmazione almeno triennale di interventi e attività atte a rispondere ai bisogni sociali in continuo aumento, anche per la precarietà dello sviluppo economico e del lavoro, come sopra ricordato.
La riaffermazione del sistema di sussidiarietàper le politiche sociali, con il coinvolgimento di Comuni, Regioni e Stato, che anche con differenze di apporti finanziari, hanno contribuito ad un primo consolidamento di livelli assistenziali, e, pur nella disomogeneità nazionale le risorse impegnate (finanziarie e umane), hanno risposto in larga parte a problemi di povertà, minori, famiglia, anziani, disabili, emarginazione e disadattamento, domiciliarità, residenzialità, prestazioni integrate con sanità e scuola, etc.
 
I bisogni emergenti
In questo quadro, emergono in primis:
 
- la necessità di sostegno alle famiglie e alle persone in situazione di fragilità sociale, con particolare riferimento alle gravi disabilità e agli anziani con problemi di non autosufficienza;
 
- l’indispensabilità di mantenere e implementare una rete di protezione sociale, che accolga le persone in difficoltà non solo per risposte dirette, ma anche per orientare e sostenere nel disagio, le soluzioni più idonee e costruttive per uscire dal bisogno (povertà, immigrazione);
 
- la necessità di un sistema di servizi a sostegno della famiglia e per la promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ivi inclusi gli interventi obbligatori ed essenziali per l’accoglienza dei minori fuori famiglia.
 
I termini del Patto
Nella considerazione di quanto sopra esposto, emerge la necessità proprio in questo periodo di difficoltà, di non far venire meno le risorse “minime “necessarie al sostegno del sistema e la risposta ai bisogni emergenti sopra evidenziati. Sotto questo profilo, si parte da ottenere certezze per il 2011, ma l’obiettivo è di una programmazione triennale in cui sia presente anche l’individuazione dei livelli di assistenza per i sociale (LEP), con le gradualità necessarie già previste dai decreti attuativi del Federalismo. Il Patto, quindi dovrà impegnare:
 
- il Governo a provvedere tramite integrazione con legge di bilancio, a finanziare per il 2011, il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali, il Fondo nazionale per la non autosufficienza e il Fondo famiglia con la stessa quantità di risorse del 2010;
 
- le Regioni, nella predisposizione del bilancio 2011 con le difficoltà dei tagli già operati dal decreto legge 78/2010 convertito in legge 122/2010 e dei tagli derivati dalla legge di stabilità 2011, in ordine al trasferimento dei fondi “Bassanini”, a porre particolare attenzione alle Politiche sociali, con interventi che in ogni caso non possono essere compensativi di tagli statali.
 
- i Comuni, analogamente alle Regioni, a mantenere nei bilanci 2011, a fronte dei tagli da operare alle spese, risorse per le politiche sociali, tali da garantire il funzionamento della rete assistenziale come sopra ricordata.
 
Nei termini indicati, sarà più facile per le Istituzioni pubbliche coinvolgere nel Patto anche i soggetti del Terzo Settore, gli Organismi no profit e tutte quelle forme di sussidiarietà orizzontale che consentono il mantenimento di un welfare solidale anche in vigenza del federalismo fiscale e amministrativo.