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La mobilità sanitaria, una monografia dell’Agenas
  3/04/2012
 

L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) ha pubblicato il Quaderno n. 9 di Monitor, che contiene una raccolta di studi sul fenomeno della mobilità sanitaria: il ricorso, cioè, da parte dei cittadini residenti in una determinata regione a prestazioni sanitarie (ricoveri ospedalieri, di specialistica ambulatoriale, farmaceutiche, ecc.) erogate in centri ubicati in altre regioni. Complessivamente nel 2009 gli importi scambiati per la mobilità sanitaria interregionale hanno superato i 7,1 miliardi di euro.
La mobilità per ricoveri ospedalieri rappresenta il fenomeno più studiato (79,2% della mobilità interregionale nel 2009) e la quota più importante in termini economici; la specialistica e la somministrazione diretta di farmaci hanno riportato incrementi importanti negli ultimi sei anni (11,6% e 4,4% rispettivamente nel 2009). Oltre la metà degli scambi per i ricoveri per acuti avviene tra regioni confinanti; su questi scambi il privato incide per circa un terzo, con un peso percentualmente maggiore rispetto a quello rappresentato a livello intraregionale (in media pari al 20%). È evidenziato il rischio che, in assenza di accordi di confine, un’offerta particolarmente aggressiva da parte dei centri privati e diretta ai residenti in regioni di confine, possa condurre ad un incremento di ricoveri spesso inappropriati, erogati al di fuori dei tetti di spesa stabiliti nelle singole regioni.
Spesso la mobilità sanitaria aumenta i costi senza modificare la qualità dell’assistenza. Il rapporto si interroga su quale sia la quota di mobilità sanitaria attribuibile all’inadeguatezza quantitativa o qualitativa dell’offerta e se, e come, questo fenomeno possa aumentare nel futuro le disuguaglianze sociali e geografiche negli esiti di salute. Uno dei principali fattori sociali che condiziona il ricorso alla mobilità sanitaria è certamente quello relativo alla fiducia riposta nelle strutture di ricovero: il livello di fiducia nelle strutture di ricovero presenta, a sua volta, interessanti differenze sociali e territoriali. Uno dei temi maggiormente sentiti nell’opinione pubblica, a proposito di qualità delle cure, è ad esempio quello dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni.
Un tentativo di rispondere agli interrogativi sulla possibile correlazione tra mobilità sanitaria e qualità delle cure è fornito dai primi risultati del Programma nazionale esiti (Pne): chi si muove alla ricerca di un’offerta di assistenza più adeguata guarisce prima e meglio di chi si affida alla risposta del proprio servizio sanitario regionale? I primi risultati mostrano che i pazienti traggono un concreto beneficio dallo spostamento solo per i problemi di salute che è possibile trattare in modo efficace con le cure disponibili, come per esempio alcuni trattamenti cardiochirurgici di provata efficacia (intervento di bypass aorto-coronarico e di valvuloplastica). Al contrario per gli effetti della mobilità sanitaria sulle malattie per le quali il trattamento non riesce ad apportare un rilevante beneficio in termini di sopravvivenza, come per il tumore del polmone, non emerge alcuna differenza tra i pazienti che si curano lontano e quelli che rimangono vicini al proprio domicilio.
Infine, il rapporto presenta un’analisi curata dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale della mobilità ospedaliera extraregionale in Sardegna, la quale per caratteristiche geografiche è esclusa dalla mobilità di confine che, come detto, rappresenta una larga fetta della mobilità sanitaria extraregionale a livello nazionale. Lo studio analizza le cause sanitarie e non sanitarie della mobilità e le categorie più frequenti dei ricoveri extraregionali: il 75% dei ricoveri in degenza ordinaria possono essere attribuiti a cinque categorie principali delle quali la prima è riferita alla malattie dell’apparato osteomuscolare e tessuto connettivo. Accanto ai ricoveri giustificati da una casistica più complessa (complessivamente il peso dei DRG in mobilità è maggiore rispetto a quello rilevato nei ricoveri in regione: 1,8 vs 1,3), ancora una consistente quota di ricoveri è motivata dalla cura delle malattie oncologiche (chemioterapia e radioterapia). È interessante notare come al 4° e 5° posto nel ranking dei ricoveri in mobilità si trovino le ospedalizzazioni per l’assistenza al parto e al neonato sano; ciò sta ad indicare l’importanza del ricorso alla domiciliazione fuori regione da parte dei residenti sardi, soprattutto in età giovane-adulta, per motivi di lavoro e studio.