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L’impoverimento delle famiglie italiane nei dati della Banca d’Italia
  9/02/2012
 

Nel 2010 il reddito medio familiare risulta inferiore in termini reali del 2,4 per cento rispetto a quello riscontrato nel 1991. Ma l’impoverimento delle famiglie italiane non è un fatto recente. Tra il 2008 e il 2010 il reddito familiare è rimasto sostanzialmente invariato (un aumento dello 0,3 per cento in termini reali), dopo essersi contratto di circa il 3,4 per cento nel biennio precedente; nel 2010 il reddito medio familiare risulta inferiore in termini reali del 2,4 per cento rispetto a quello riscontrato nel 1991.

È questo uno dei dati più rilevanti dell’indagine della Banca d’Italia sui redditi e le ricchezze delle famiglie italiane i cui risultati, relativi al 2010, sono stati pubblicati nelle scorse settimane.
Ciò che emerge dalla indagine non è un impoverimento drammatico delle famiglie italiane, ma una lenta diminuzione delle risorse di cui esse dispongono.
La disuguaglianza economica ha avuto un lieve aumento rispetto al 2008, l’aumento della povertà è stato più rilevante. La quota di individui poveri, convenzionalmente identificati da un reddito equivalente (non sui consumi come rileva l’ISTAT) inferiore alla metà della mediana, è risultata pari al 14,4 per cento, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008. Tale quota supera il 40 per cento tra i cittadini stranieri.
La concentrazione della ricchezza, misurata in base all’indice di Gini, è risultata pari a 0,62, in lieve aumento rispetto alla precedente rilevazione del 2008 (0,61). Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 45,9 per cento della ricchezza netta familiare totale (44,3 per cento nel 2008).
Fra il 2008 e il 2010 i lavoratori indipendenti hanno registrato un incremento del reddito equivalente in termini reali del 3,1 per cento, recuperando parte del calo osservato fra il 2006 e il 2008 (-7 per cento). Per i pensionati e gli individui in altra condizione non professionale, nell’ultimo biennio si è osservata una diminuzione del reddito equivalente in termini reali (-0,8 per cento). Anche tra i lavoratori dipendenti il reddito equivalente ha subito una contrazione, pari allo 0,7 per cento nel biennio 2008-2010, meno sfavorevole rispetto al biennio precedente (-2,8 per cento).
La percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7 per cento. L’indebitamento, come in passato, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili.
La vulnerabilità finanziaria, convenzionalmente identificata da una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30 per cento del reddito, riguarda l’11,1 per cento dei nuclei indebitati e si concentra presso le famiglie con entrate modeste. Il fenomeno appare stabile rispetto al passato.
A partire dal 2004, l’indagine sui bilanci delle famiglie raccoglie dati sulle percezioni soggettive del benessere. Ai rispondenti viene richiesto di valutare sia l’adeguatezza del proprio reddito alla spesa sia il proprio livello di soddisfazione generale (“felicità”). Nel 2010 il 29,8 per cento delle famiglie reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le spese, il 10,5 per cento le reputava più che sufficienti, mentre il restante 59,7 per cento segnalava una situazione intermedia. Rispetto alle precedenti rilevazioni emerge una tendenza all’aumento dei giudizi di difficoltà.