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Il Secondo rapporto sulla non autosufficienza del Ministero del lavoro
  17/01/2012
 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nelle scorse settimane ha presentato il Secondo Rapporto sulla non autosufficienza. Nel 2050 ci saranno molti “più nonni che nipoti”; secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità gli over 60 passeranno da 650 milioni a 2 miliardi; in Europa, nel 2020, la popolazione anziana sarà superiore a quella che il sistema sanitario potrà ragionevolmente sostenere.
L’Italia è uno dei Paesi europei con il maggior indice di invecchiamento, che significa crescita esponenziale delle spese di cura per anziani, ospedaliere e territoriali per il prossimo futuro. Ciò pone l’esigenza di una rivisitazione complessiva della materia, che in un approccio globale, disciplini la dimensione assistenziale (sanitaria e sociale) e gli aspetti connessi di natura fiscale e previdenziale.
Il Rapporto 2010 analizza l’intera “filiera” assistenziale: prevenzione, cure ospedaliere, territorio, con particolare attenzione alle criticità del sistema in termini di spesa e di qualità, che si riscontrano là dove maggiore è l’inappropriatezza del luogo di cura, in particolare l’abuso del ricovero ospedaliero e la carenza di strutture extraospedaliere riabilitative. Il Rapporto affronta la dimensione territoriale delle reti socio-sanitario-assistenziali, con particolare attenzione ai servizi di cura domiciliare.
L’aspetto più interessante sono le differenze regionali nell’offerta di posti letto. Si possono individuare quattro gruppi di Regioni:
-    un primo a cui appartengono Friuli Venezia Giulia, Trento, Bolzano, Veneto, Lombardia, con indici di anziani assistiti nelle strutture citate dal 4 al 5%;
-    un secondo gruppo dal 2 al 3% Emilia Romagna, Piemonte;
-    un terzo tra l’1 e il 2% Toscana, Liguria, Umbria, Abruzzo, Marche;
-    un quarto: le Regioni al di sotto dell’1% dal Lazio alla Sicilia e Sardegna passando per la Campania 0,06%*.

Nelle Regioni con una buona o discreta offerta di posti letto extra ospedalieri, (orientativamente al di sopra della media nazionale 1,97%), sono presenti processi di continuità assistenziale tra ospedale-territorio, favoriti anche da strutture di offerta “intermedie” per facilitare la dimissione dei pazienti post acuti più complessi, nelle altre realtà il sovra utilizzo o uso improprio dell’ospedale è inevitabile con pesantissimi costi per il Sistema sanitario nazionale. In relazione all’ADI, si collocano in ottima posizione le Regioni Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna ed Umbria (quest’ultima in particolare a compensazione della modesta ricettività extraospedaliera), buona la collocazione di due Regioni del Centro Sud, Abruzzo e Basilicata, in posizione altrettanto soddisfacente Regioni come Veneto, Lombardia, a seguire Calabria, Campania, Sardegna e Sicilia.