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Un nuovo rapporto sulla non autosufficienza
  18/12/2011
 

È stato pubblicato di recente il rapporto nazionale sulla non autosufficienza, promosso dall’Istituto di Ricovero e Cura degli Anziani (INRCA) e curato dal network nazionale per l’invecchiamento.

Il rapporto fa il punto sugli interventi di assistenza e sostegno per l’anziano in Italia e verifica l’andamento delle politiche pubbliche, mostrando i confronti fra regioni e col resto dell’Europa.
La prima parte del documento si sofferma sulle cure domiciliari. Per quanto riguarda quelle erogate dalle ASL (ADI), al leggero incremento della copertura si è accompagnata una diminuzione dell’intensità del servizio: in Italia, nel 2009, sono stati assistiti a domicilio il 3,6% degli anziani (contro il 3,3% del 2008 e l’1,9% del 2001), ma le ore di assistenza sono state in media 19, contro le 22 del 2007. Persiste inoltre lo squilibrio Nord-Sud, con regioni come l’Emilia Romagna e il Friuli che assicurano il servizio all’8,3 e al 7,7% degli anziani rispettivamente e regioni come la Sicilia e la Campania che coinvolgono nell’ADI rispettivamente l’1,1 e l’1,9% degli anziani (in Sardegna, nel 2009, sono stati coinvolti il 2,37% degli anziani). Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare erogata dai Comuni (SAD), l’andamento risulta essere sostanzialmente stabile (1,7% nel 2007). Anche in questo caso si nota lo squilibrio Nord-Sud, con il 96,1% dei Comuni del Nord-Est che eroga il servizio, contro l’83% e l’88,2% dei Comuni rispettivamente dell’Italia Meridionale e Insulare. Osservando il grado di integrazione fra i due servizi (ADI e SAD), si conferma la forte eterogeneità fra diversi ambiti regionali, con regioni come Veneto e Umbria dove il 100% degli utenti SAD riceve anche l’ADI e regioni come Trentino e Sicilia dove meno del 3% degli utenti SAD riceve anche il servizio ADI. In Sardegna la percentuale di utenti del servizio SAD che usufruisce anche dell’ADI risulta essere del 7,3%.
 
Guardando all’andamento dei trasferimenti monetari, e più specificamente alle indennità di accompagnamento, nel 2002 la spesa pubblica corrispondeva a 7,5 miliardi di euro, mentre per il 2011 l’INPS prevede una spesa superiore ai 13,5 miliardi. Anche nel caso dei sussidi di accompagnamento colpisce l’eterogeneità fra regioni, con il 20% degli anziani percettori di indennità di accompagnamento in Umbria e il 7.8% in Trentino Alto Adige. A questo riguardo la Sardegna è al 13.1%.
La seconda parte del rapporto si sofferma sulla residenzialità. Si osserva, in primo luogo, l’eterogeneità delle strutture fra regioni e anche all’interno della stessa regione, per cui strutture con analoga denominazione (ad esempio RSA) sono rivolte a differenti tipologie di persone mentre strutture con diversa denominazione servono analoga tipologia. Per quanto riguarda la disponibilità di posti letto, fra il 2003 e il 2006 si sono ridotti i posti a bassa intensità sanitaria (da 80.480 a 75.300), mentre sono aumentati quelli ad elevata intensità di assistenza sanitaria, passati da 87.919 a 93.330.
Risulta ricoverato in strutture socioassistenziali il 18,5 ‰ degli anziani. Nei 2/3 dei casi si tratta di ultraottantenni, il 75% dei quali donne. Il 70% dei ricoverati è non autosufficiente. Le patologie maggiormente rappresentate risultano essere quelle psichiche e quelle muscolo scheletriche, seguite da quelle del tratto gastroenterico, del sistema nervoso centrale e di quello genitourinario.
Il rapporto affronta anche il tema della qualità dell’assistenza nelle strutture, dei criteri di autorizzazione e di accreditamento, concludendo con un interessante approfondimento sui sistemi di tariffazione e di ripartizione della spesa.