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Nuovi italiani, presentato il dossier Caritas/Migrantes
  3/11/2011
 

Nelle scorse settimane è stato presentato il Dossier Statistico Immigrazione 2011, il rapporto annuale che la Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes e la Caritas diocesana di Roma pubblicano dal 1991.
Nel 1861, anno dell’Unità, gli stranieri erano 88.639 (incidenza dello 0,4% sulla popolazione residente); oggi sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti, circa cinquanta volte in più (incidenza del 7,5%).
La Sardegna è all’ultimo posto come presenza straniera tra le regioni italiane con 37.853 immigrati residenti, più una stima di circa 4mila privi di permesso, con una presenza, in particolare, di immigrati provenienti dalla Romania (26,2%), Marocco (11,7), Cina (7,6%), Senegal (7,4%), Ucraina (5,2%), Germania (3,9).
In Italia, nonostante la crisi, l’aumento è stato di 335.258 residenti nel 2010. Se si tiene conto di circa altri 400mila cittadini stranieri, regolarmente presenti ma non ancora registrati in anagrafe, si tratta di quasi 5 milioni di persone, come lo scorso anno.
Nel frattempo, però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l’autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi di lavoro (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia). Viene anche accreditata la presenza di circa mezzo milione di persone in posizione irregolare. I rimpatri forzati (16.086 nel 2010) arrivano a costare, nel complesso, fino a 10mila euro l’uno. I costi dei rimpatri dei CIE e delle carceri e l’impossibilità di avere frontiere ermetiche (ogni giorno entrano in Italia 200mila persone) inducono a incentivare i flussi regolari.
Gli indicatori di inserimento sociale attestano un insediamento sempre più stabile e strutturale, non sempre assecondato dalla legislazione sia per quanto riguarda l’offerta di pari opportunità per l’inserimento sia per la garanzia della stabilità del soggiorno. Tra il 1996 e il 2009 sono stati 257.762 i matrimoni misti (21.357 nell’ultimo anno, 1 ogni 10 celebrati). Nel 2010 i casi di cittadinanza sono stati 66mila. I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono 5806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Le persone di seconda generazione sono quasi 650mila, nate sul posto ma senza cittadinanza. Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca, e ancora più alta nelle materne e nelle elementari). Gli universitari stranieri ammontano a 61.777 (3,6% del totale). D’altra parte, non mancano gli indicatori di disagio, ad esempio a livello abitativo (è coinvolto il 34% degli immigrati rispetto al 14% degli italiani) e sono numerosi i casi di discriminazione segnalati all’UNAR (540 casi pertinenti in diversi ambiti della vita sociale, dagli uffici pubblici ai media).
Dalle elementari alle superiori, nelle scuole italiane, il numero degli alunni stranieri continua ad aumentare: i 709.826 registrati nell’anno scolastico 2010/2011 sono il 5,4% in più rispetto al 2009/2010 e rappresentano il 7,9% del totale. Tanti, tra di loro, i ragazzini di seconda generazione: circa 300mila, infatti, sono nati in Italia.
La popolazione immigrata è più giovane (32 anni, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (circa un sesto del totale) e sulle nuove forze lavorative, è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali, assicura una maggiore flessibilità territoriale e anche la disponibilità a inserirsi in tutti i settori lavorativi, crea autonomamente lavoro anche con i suoi 228.540 piccoli imprenditori.
Il numero di stranieri è comunque destinato ad aumentare nei prossimi anni: l’ISTAT stima che nel 2050 gli stranieri potranno essere più di 12 milioni, cioè uno ogni cinque abitanti. Su questo influiranno non solo i flussi migratori in crescita, ma anche il maggiore tasso di natalità tra le coppie di immigrati (oggi in media 2,13 figli per donna, contro l’1,29 delle mamme italiane).

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