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La riforma dell’assistenza è stata avviata
  3/11/2011
 

Il Disegno di Legge Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale ha iniziato il suo iter di approvazione. Il Servizio Studi – Dipartimento Finanze della Camera ha predisposto schede di lettura e documentazione che ci aiutano a comprendere l’entità delle trasformazioni in atto. La presentazione del disegno di legge indica chiaramente quali sono gli obiettivi assunti: “La delega è rivolta a riqualificare e riordinare la spesa in materia sociale, in modo da superare le attuali sovrapposizioni nonché duplicazioni di servizi e prestazioni, che esasperano un sistema che risulta oggi scarsamente efficace e non più sostenibile economicamente, in quanto caratterizzato da sistemi concorrenti tra loro sia sul piano finanziario che su quello della titolarità istituzionale”.
In particolare la delega mira a “riqualificare e integrare, dal punto di vista sostanziale, le prestazioni socio-assistenziali in favore dei soggetti autenticamente bisognosi”. Il testo continua affermando che “Tale precisazione fornisce la cifra della finalità dell’intervento, consistente nella necessità di superare l’utilizzo inappropriato delle risorse, anche attraverso un sistema di controllo reale, che, senza instaurare un clima ‘poliziesco’, ma coinvolgendo i livelli di governo più vicini al cittadino, sia idoneo a rendere il sistema maggiormente efficace attraverso il coordinamento e la riformulazione degli interventi; a moralizzare il sistema frenando il dilagare delle contribuzioni monetarie dirette (in particolare indennità di accompagnamento), ormai fuori controllo in molte realtà geografiche…… Si tratta di una riforma necessaria, anche perché l’attuale impalcatura normativa ha determinato nel settore di riferimento – negli ultimi anni e in particolare in alcune realtà geografiche del Paese – un numero sproporzionato di soggetti invalidi e beneficiari di assegni di accompagnamento, con conseguenti costi spropositati a carico della collettività nazionale, specie se rapportati alla verosimile presunzione che molti di questi soggetti si rendono indebitamente destinatari di tali sostegni”.
Il disegno di legge intende riordinare profondamente i criteri, inclusi quelli relativi all’invalidità e alla reversibilità. Quest’ultima “viene percepita anche da soggetti con forti disponibilità economiche e patrimoniali, molto lontane da situazioni di effettivo bisogno…”
Dal riordino della spesa sociale e dalla riduzione delle agevolazioni fiscali, nell’ambito di una riforma fiscale, si attende di recuperare 4 miliardi nel 2012, 16 nel 2013 e 20 nel 2014. Se il disegno di legge delega e i relativi decreti attuativi non saranno approvati, si attiva la clausola di salvaguardia che comporta il taglio automatico e lineare delle più comuni detrazioni e deduzioni di cui tutti si avvalgono al momento della denuncia dei redditi (farmaci, mutui, spese mediche, etc.). Qualora la delega non fosse esercitata entro il 30 settembre 2012 o le nuove disposizioni fiscali e assistenziali non siano in grado di garantire un sufficiente effetto positivo sul deficit, si avrà una riduzione automatica delle agevolazioni fiscali che garantirà comunque il raggiungimento degli obiettivi di risparmio: la clausola prevede che, in caso di ritardo nell’attuazione della delega, le agevolazioni fiscali vigenti saranno ridotte del 5% per l’anno 2012 e del 20% a decorrere dal 2013. Viceversa, se la delega verrà esercitata entro il termine e le nuove disposizioni garantiranno effetti di risparmio almeno pari a quelli previsti, non si procederà al taglio automatico delle agevolazioni.
La Corte dei Conti, nel corso dell’audizione dell’ottobre scorso, ha rilevato che nella spesa sociale ci sarebbe ben poco da risparmiare, essendo l’ammontare complessivo attestato sui 30 miliardi, 40 se si considerano anche alcune prestazioni previdenziali come la reversibilità. Poco praticabile sarebbe l’applicazione di limiti reddituali e patrimoniali per la concessione dell’indennità di accompagnamento e per le pensioni di invalidità. Su queste prestazioni monetarie la Corte annota come esse facciano parte di “una politica ‘nascosta’ di contrasto alla povertà, compensativa di un’offerta di servizi non sempre adeguata e uniformemente distribuita sul territorio”. E invita alla prudenza: il rischio è che il risparmio ottenuto si ripresenti come esigenza di servizi adeguati ad una prevedibile impennata del fenomeno della non autosufficienza.