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Dopo la traversata
di Carlo Tedde 5/11/2010
 

Il Consorzio Solidarietà ha assistito migliaia di persone, tra tante difficoltà e altrettante gratificazioni, tenendo sempre fede al suo mandato etico. Dopo più di due anni, il 30 Settembre ha passato le consegne al Consorzio SISIFO di Palermo che si è aggiudicato l’appalto con un importante ribasso.

L’esperienza della gestione del Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Elmas (Cagliari) è stata una grande esperienza sul delicatissimo tema dell’immigrazione. Non sapevamo bene a cosa si andava incontro, ma condividemmo con il consiglio di amministrazione del Consorzio Solidarietà che l’emergenza emigrazione aveva bussato alla nostra terra e con l’amicizia costruita con i dirigenti di Connecting People potevamo buttarci a capofitto in questa nuova avventura. Connecting People oltre che metterci a disposizione Loredana Danese, la direttrice del centro, passo passo ci rassicurava in tutti i modi davanti alle difficoltà.
Con i numeri alla mano, per il continuo aumento di minori che sbarcano sulle nostre coste, ci si è resi conto che il Centro di prima accoglienza non è sufficiente. Tanto è stato fatto al suo interno, l’accoglienza degli immigrati è sempre stata attenta alle loro esigenze, assistendoli nei diversi ambiti, da quello medico a quello psicologico, da quello legale alla “semplice” distribuzione di pasti e vestiario.
Auguriamo al nuovo ente gestore un buon lavoro, nell'attenzione alle esigenze di chi arriva.
La proposta del Consorzio Connecting People di collaborare per la gestione del CSPA di Elmas si è rivelata una sfida sotto tutti gli aspetti, ma soprattutto nella capacità di comprendere e di affrontare le continue difficoltà legate agli sbarchi di immigrati in Sardegna.
La sfida cominciò con le prime chiamate della prefettura. I nostri compiti iniziavano nel momento dello sbarco: dovevamo recarci con i pulmini nei luoghi degli sbarchi (Teulada, Sulcis Iglesiente, etc.) con il medico e l’infermiere per rifocillarli e trasferirli al centro di Elmas.
Sono le 8 di sera di sabato quando al CPA di Elmas arriva la chiamata dalla Questura di Cagliari; sono state avvistate alcune barche con algerini a bordo, dobbiamo raggiungerli a Sant’Antioco dove la Polizia ci aspetta, in totale sono 24. Avvisiamo l’autista del pulmino di raggiungere Sant’Antioco e contemporaneamente parte un’auto con il mediatore, il medico e l’infermiere. È notte fonda quando raggiungono il centro di Elmas, vengono rifocillati e vengono assegnati alle loro camere; la presenza del centro nell’aeroporto di Elmas rende difficile ogni cosa. La notte continua…
Le storie sono come quella che Yousef, un ragazzo di 17 anni, racconta: “Sono le 4 del mattino di una mattina di maggio, finalmente possiamo partire: sembra tutto pronto, in pochi minuti carichiamo le quattro taniche di benzina sulla barca che profuma ancora di legno fresco, con poche mosse viene montato sulla barca il motore da 40 cavalli. La nostra barca sarà la prima di quattro; c’è concitazione e il cuore mi batte a mille, siamo tutti euforici. Finalmente Ahmed accende il motore, lentamente scivoliamo tra le onde e prendiamo il largo; forse nessuno di noi sa nuotare e la paura è grande; chi ha più paura si mette nella parte davanti e i più sicuri si sistemano nei bordi posteriori.”
Tra Annabah e Teulada in linea d’aria sono 128 le miglia marine (237 km) che separano la Sardegna dall’Algeria e ad una velocità di 10 miglia orarie se Dio vuole si raggiunge Teulada in 12/13 ore. Col mare piatto o con l’aiuto dello scirocco queste barche in legno senza chiglia (da lago) si orientano col GPS (uno strumento del costo di circa 100 euro).
Prosegue Yousef: “Mentre la costa si allontana le luci di Annabah si rimpiccioliscono sempre di più e incomincia ad albeggiare; il sole sembra emergere dal mare come una palla infuocata senza accorgersi del rumore sordo del motore al massimo della velocità. C’è un’aria frizzante e quel mare oscuro che sembrava nero e impenetrabile in pochi minuti, in un incredibile crescendo di luce, trasforma mare e cielo in un gioco infinito di colori che emana una magica e soprannaturale atmosfera. La gioia e l’euforia ci pervadono mentre i pensieri e le immagini del mondo che ci aspetta scorrono veloci nella mia mente. Non so da quante ore siamo in viaggio quando il sole comincia a far sentire il suo calore, e il mare gonfiandosi incomincia a bagnarci; nonostante il sole alto, la mia felpa bagnata col vento incomincia a raffreddare il mio corpo, e la stanchezza incomincia a intorpidire i visi di alcuni di noi. Il movimento della barca tra le onde rende difficile anche stare seduti, provo a parlare con Mamadù ma il rumore del motore copre tutto, ci rinuncio; il GPS segna che siamo quasi a metà strada. Anche se il tempo sembra essersi fermato.”

 

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