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Le proteste delle associazioni e delle regioni sui tagli al sociale
  20/06/2011
 

I tagli alla spesa per la cultura hanno fatto salire sulle torri ricercatori e professori, hanno creato agitazione in intere orchestre, in tante compagnie teatrali, tra operatori di musei e biblioteche, ne hanno parlato giornali e televisioni, è stata chiesta in parlamento persino la dimissione del ministro. Per i tagli alle politiche sociali le proteste sono state molto inferiori, seppure l'entità dei tagli non è stata inferiore.
Il Fondo nazionale per le politiche sociali, per la parte riferita ai trasferimenti a regioni, province autonome e comuni, è stato ridotto a meno di 200 milioni (nel 2006 era di 819 milioni, nel 2007 di 789 milioni, sceso a 656 milioni nel 2008, a 518 milioni nel 2009 e a 380 milioni nel 2010). Altri fondi sociali hanno avuto delle riduzioni molto elevate:

  • il Fondo per le non autosufficienze è sparito, ad esclusione di 100 milioni destinati specificatamente ai malati di SLA
  • il Fondo per la famiglia è ridotto a 51 milioni (nel 2010 era di 174 milioni)
  • il Fondo per le politiche giovanili è ridotto ad insignificanti 13 milioni (nel 2010 erano 81)
  • il Fondo per gli affitti è ridotto a 33 milioni (nel 2010 era di 141 milioni)
  • il Fondo per il diritto allo studio è ridotto a 100 milioni (nel 2009 era di 264 milioni, sceso nel 2010 a 99 milioni).

Le associazioni hanno indetto una giornata di mobilitazione per il prossimo 23 giugno a Roma.
Il Forum del Terzo settore e la campagna "I diritti alzano la voce" chiamano tutti i cittadini, i volontari, gli operatori sociali, gli utenti dei servizi e le loro famiglie, le organizzazioni sociali di qualunque tipo a mobilitarsi - insieme - per una riforma del welfare che assicuri l'universalità dei diritti sociali, prima di tutto definendo i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, garantisca stanziamenti adeguati per servizi e prestazioni sociali, introduca il reddito minimo di inserimento, assicuri un fondo per la non autosufficienza non simbolico.
L'evidenza dei tagli nella proposta di riparto del Fondo per le politiche sociali ha indotto la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ad esprimere nella seduta del 5 maggio 2011 molta preoccupazione e disagio e a richiedere il ripristino dei fondi con la capienza individuata nel difficile percorso dalla Legge di stabilità finanziaria al Decreto Milleproroghe.
La stessa Conferenza delle Regioni e Province autonome lamenta il mancato rispetto tra i livelli istituzionali e sussidiarietà orizzontale quando, ad esempio, attribuisce ad enti caritativi la gestione della Social Card da assegnare direttamente alle persone in condizione di bisogno.
La Conferenza delle Regioni ritiene inappropriato, anche in ordine ad una concreta responsabilità federale, l'utilizzo dei fondi nazionali da parte dei ministeri, soprattutto riguardo alle politiche sociali e della famiglia. La gestione accentrata a livello nazionale di parte delle risorse, oltre a mortificare il ruolo delle regioni, rende problematico individuare livelli essenziali congrui e stabilmente supportati sul piano dei costi.