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Una ricerca sul disagio lavorativo
  5/10/2010
 

L'Istat ha diffuso per la prima volta, nel settembre di quest'anno, i dati sul disagio degli individui nelle relazioni lavorative. Sulla base di una convenzione stipulata con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha finanziato il progetto, è stato inserito un modulo ad hoc nell'indagine sulla Sicurezza dei Cittadini 2008-2009.

Sono 2milioni 91mila i lavoratori (7,2 per cento) che hanno dichiarato di aver subito vessazioni in ambito lavorativo nel corso della vita. Le vessazioni si sono verificate per il 5,2 per cento dei lavoratori negli ultimi tre anni e per il 3,5 per cento negli ultimi dodici mesi. Analizzando le percentuali negli ultimi tre anni, i comportamenti persecutori e discriminatori riguardano, nel 91,0 per cento dei casi, la sfera della comunicazione, nel 63,9 per cento la qualità della situazione professionale, nel 64,1 per cento l'immagine sociale, nel 50,4 per cento le relazioni sociali e nel 3,9 per cento dei casi aggressioni vere e proprie.

Fra le cause citate non mancano i casi di chi cita la riduzione del personale (10,7 per cento), l'alta competitività (9,2 per cento), la diversità nel modo di intendere il lavoro (7,6 per cento), la precarietà della situazione lavorativa (7,3 per cento) e il fatto di non essere allineati con la politica aziendale (7,1 per cento). Maggiore enfasi sulla problematica della precarietà è posta dai lavoratori più giovani e da quelli del Sud.

Ciò che emerge, è che una elevata parte delle occupazioni non offrono alcuna opportunità di crescita personale e sociale, adeguato reddito o ragionevole stabilità. Il mercato del lavoro è crescentemente segmentato, si è creata un'area molto vasta di lavoratori con garanzie limitate.

Alcuni autori rilevavano che in passato il lavoratore con bassa qualificazione poteva contare, in linea di massima, su un reddito decente e su una vita sociale dignitosa. Ora i requisiti essenziali per una vita buona e sicura sono cresciuti e cambiati allo stesso tempo: le persone con insufficiente qualificazione, poche risorse culturali e sociali, possono facilmente scivolare verso un corso di vita segnato da bassi redditi, disoccupazione e lavori precari. La fatica del lavoro manuale ritorna a segnare molte esperienze di vita.