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Il rapporto nazionale sui consultori familiari
  15/12/2010
 
A novembre 2010 è stato pubblicato il rapporto sull’organizzazione e attività dei consultori. Il documento fornisce una rappresentazione numerica delle caratteristiche strutturali, organizzative e delle attività dei consultori familiari al livello nazionale e regionale. Esso offre, inoltre, alcuni approfondimenti sulle risposte ai bisogni emergenti quali quelli delle popolazioni immigrate.
Come riportato nella premessa, il documento fa riferimento alla realtà nazionale e regionale del 2007 e 2008, costituendo “il primo tentativo di costruzione di un rapporto nazionale sui consultori familiari a distanza di 35 anni dalla loro istituzione”.
L’idea della ricognizione nasce dalle previsioni del Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI), adottato nel 2000, che assegnava un ruolo strategico centrale ai Consultori Familiari (CF) nella promozione e tutela della salute della donna e dell’età evolutiva. In esso, inoltre, si sottolineava l’esigenza della messa in rete dei consultori con gli altri servizi sanitari e con quelli socioassistenziali degli enti locali. I grandi cambiamenti in atto nelle società occidentali relativamente all’instabilità dei legami familiari e coniugali, hanno infatti reso necessario riformulare le offerte dei servizi, in modo da avvicinarli sempre più alle esigenze della popolazione e rispondere con puntualità e competenza ai bisogni espressi, anche in tema di disagio giovanile, familiare, mediazione familiare, adozione/affido, collaborazione con i Tribunali dei minori.
All’interno di questa visione vanno inscritte azioni quali l’istituzione nel 2007, presso il coordinamento interregionale della Commissione salute della Conferenza Stato-Regioni, del Tavolo Materno-Infantile e l’intesa, sancita nella seduta del 20 settembre 2007 della Conferenza Unificata, per l’attivazione di “interventi, iniziative ed azioni finalizzate alla realizzazione di progetti sperimentali innovativi per la riorganizzazione dei consultori familiari, al fine di ampliarne e potenziarne gli interventi sociali a favore delle famiglie, promuovendo l’integrazione socio sanitaria”.
Dalla lettura del rapporto nazionale si evince un quadro eterogeneo per gran parte degli indicatori utilizzati. In particolare si può osservare che:
  • il POMI non è stato attuato in parte delle regioni;
  • nel 43% delle regioni mancano atti formali favorenti il coordinamento e/o l’integrazione tra il consultorio familiari e altri servizi di I, II, III livello (territoriali o ospedalieri);
  • la presenza di un budget vincolato per l’attività dei consultori è prevista nelle ASL di sole sei Regioni;
  • una importante eterogeneità riguarda le strutture e la composizione qualitativa e quantitativa del personale e delle attività (colloqui prematrimoniali, assistenza alle donne in gravidanza, corsi di educazione sessuale, spazi giovani, screening dei tumori, psicoterapie, interventi per affidi e adozioni, etc.).
Il rapporto dà conto anche della legislazione regionale riguardante l’ambito di intervento dei consultori. Per la Regione Sardegna, si fa riferimento alla LR 8 marzo 1979, n. 8 e alla DGR n. 48/19 del 29.11.2007 “Linee di indirizzo alle Aziende Sanitarie Locali per la riqualificazione delle attività sanitarie e sociosanitarie dell’area materno infantile. Programma di riorganizzazione della rete regionale dei consultori familiari”. Si dà conto anche degli interventi, introdotti con la legge finanziaria nazionale 2007 e ribaditi nella finanziaria 2008, rientranti nell’ambito di quelli previsti dal Fondo nazionale per le politiche della Famiglia e che hanno la finalità di porre specifica attenzione alla riorganizzazione dei Consultori familiari. Tali interventi, per la Regione Sardegna consistono nelle due seguenti azioni:
  • riqualificazione delle funzioni sanitarie e sociali, dei servizi e degli interventi dei Comuni finalizzati al sostegno delle funzioni genitoriali, all’ascolto e alla consulenza educativo-relazionale ai genitori, alla mediazione familiare;
  • riordino adozioni nazionali ed internazionali con: linee guida regionali; istituzione di équipe socio sanitarie integrate per l’attuazione della L 184/1993, come modificata dalla L 476/1998 e dalla L 149/2001; organizzazione, a livello regionale, formazione congiunta di tutti gli operatori coinvolti nel processo adottivo.
Si ricordano a questo proposito i provvedimenti regionali in materia: la DGR n. 51/11 del 24.9.2008 “Adozioni nazionali e internazionali: organizzazione degli interventi di sostegno alle famiglie adottive e istituzione di équipe territoriali integrate” e la DGR n. 40/9 del 01.09.2009 “Riorganizzazione della rete dei consultori familiari e sostegno alle responsabilità di cura e di carattere educativo delle persone e alle famiglie. Riqualificazione delle funzioni sanitarie e sociali delle Asl e dei Comuni”.