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Su Gologone Symposia “Stato Vegetativo: evidenze scientifiche, dilemmi etici, filosofici e legali”
di Luigi Arru 15/12/2010
 
Nella sala conferenze dell'Hotel Su Gologone, Oliena, hotel immerso nella natura, a ridosso della Valle di Lanahittu, dove, nella Grotta Corbeddu, sono stati ritrovati resti umani che risalgono al 22000 AC, si è svolto per tre giorni un convegno sullo Stato Vegetativo. L’ambiente e l’atmosfera rappresentavano il posto ideale per riflettere sull’uomo, sull’uomo malato e sui diritti fondamentali della persona.
Il convegno è stato organizzato dagli ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri delle quattro provincie della Sardegna, in collaborazione con il LiderLab, laboratorio dei diritti, della Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa. in occasione del centenario dell'istituzione dell'ordine professionale dei medici in Italia nel 1910.
Perché un convegno sullo Stato Vegetativo?
Perché lo stato vegetativo, esito paradossale del progresso delle tecniche rianimatorie, ha interpellato la medicina, il diritto, la giurisprudenza e la filosofia, sollecitando delle risposte ai numerosi quesiti che inevitabilmente questa nuova situazione clinica ed umana ha sollevato. La persona in stato vegetativo è viva, e come si può dimostrare che è ancora viva? Come e quando introdurre nelle decisioni giudiziarie le nuove metodologie scientifiche?
Il programma ha seguito un percorso ideale che metteva prima di tutto a disposizione dei partecipanti le migliori e più aggiornate evidenze scientifiche, illustrate da esperti internazionali; in particolare, sono state presentate le ricerche sull’uso della risonanza magnetica funzionale, come strumento per dimostrare in maniera “oggettiva” la persistenza dello stato coscienza, fenomeno legato al soggetto e alla sua capacità di manifestarla. Una delle relazioni della prima giornata, quella del Professor Paolo Vineis, epidemiologo e filosofo della scienza, ha affrontato il problema dell'interpretazione delle evidenze scientifiche, dei fatti, valutati secondo la teoria dei cosidetti “Fuzzy Set” o della “Logica Sfumata” secondo cui tutti i fenomeni non possono essere interpretati in maniera binaria o dicotomica, essendo la realtà fisica espressione di un numerosi dati non riducibili in maniera semplicistica solo ad un’ipotesi binaria (bianco/nero).Di fatto l'estensione della teoria nel campo etico, bioetico, esclude che si possa giungere ad utilizzare un’unica verità nell'interpretazione dei fatti scientifici e della loro conseguente influenze nell'agire umano. Una delle relazioni più attese é stata quella del Professor Adrian Owen di Cambridge, che ha esposto in maniera affascinante e chiara il lavoro, effettuato con Steven Laureys di Liegi, nei pazienti affetti da disordine cronico della coscienza, in cui si è dimostrato che in circa il 10% dei pazienti era possibile dimostrare con l'uso della risonanza magnetica funzionale la persistenza di segni di coscienza, richiedendo una forma di collaborazione al paziente che non necessitava per manifestarsi verso l’esterno l’attivazione di aree del cervello che presiedono i movimenti, molto spesso gravemente danneggiati dall’insulto cerebrale. La domanda conseguente alla relazione del ricercatore inglese é se questi primi risultati potessero permettere di estendere l'indicazione della metodica radiologica ai pazienti affetti da stato vegetativo e da stato minimo di coscienza.La risposta è stata molto chiara, perché se è vero che la neuroradiologia apre delle prospettive molto interessanti nella valutazione di queste persone, sono necessari altri studi per confermarne il loro ruolo nella quotidianità clinica. I ricercatori sono stati interpellati dai giuristi,che richiedevano se la metodica avesse superato la fase sperimentale e potesse essere utilizzata nel caso giudiziario specifico. La risposta è stata chiara, le metodiche di neuroimaging non rappresentano, attualmente, uno strumento standard nella valutazione corrente. Il concetto è stato ribadito dall’intervento del Professor Joseph Giacino di Boston, autorevole neuropsicologo, che ha dimostrato che l’uso nella clinica di differenti scale di valutazione neuropsicologiche permette di ridurre l’errore diagnostico. Queste argomentazioni sono state ulteriormente evidenziate in una delle sessioni più dibattute in cui i neurologi (Adrian Owen di Cambridge, Steven Laureys di Liegi, Joseph Giacino di Boston e Nick Schiff di New York) si sono confrontati con tre giudici, la Hon. Justice Rosemary Barkett della Corte d’Apello Federale degli Stati Uniti, la Hon Justice Ann Power della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e il Dr. Amedeo Santosuosso della Corte d’Appello di Milano. Il metodo della ricerca della verità giuridica si è confrontato con il metodo della ricerca della verità scientifica. Al termine della tavola rotonda è stato affermato chiaramente che le nuove tecniche neuroradiologiche non rappresentano in questo momento lo standard di riferimento in un’aula giudiziaria. Il dibattito sulle persone in stato vegetativo è stato arricchito dagli interventi dei filosofi Guy Kahane di Oxford, Remo Bodei, italiano che insegna a Los Angeles, e Joseph Fins di New York, che hanno fornito ulteriori stimoli per la discussione e definizioni delle patologie croniche della coscienza.
I tre giorni del convegno, che si sono sviluppati in un clima sereno e particolarmente favorevole per lo sviluppo del dialogo interdisciplinare hanno permesso di ridurre le incertezze sollevate da alcuni quesiti, che alcuni fatti di cronaca, avevano sollevato e che non avevano avuto cenno di risposta perché le passioni avevano limitato un confronto sui fatti, scientificamente rilevanti. Il modello di Su Gologone Symposia ha rappresentato per il dialogo interdisciplinare un punto di partenza che auspicabilmente dovrebbe proseguire con ulteriori edizioni.